venerdì 10 aprile 2015

Colorare (non) è un gioco

Stupore. In cima alle classifiche Amazon negli Usa non c'è il nuovo, anzi vecchissimo, romanzo di Harper Lee, dissotterrato dopo mezzo secolo, ma un album da colorare per adulti. E Alison Flood sul Guardian spiega che il successo di Secret Garden dell'illustratrice scozzese Johanna Basford non è un caso isolato: ovunque aumenta il numero delle persone che cercano, e a quanto pare trovano, la pace interiore riempiendo con cura gli spazi bianchi di elaboratissimi disegni. 
La parola d'ordine è: non uscire dai margini. Cambiano i tempi. Negli anni '60 e '70 questi album venivano guardati con diffidenza dai genitori illuminati.  Si pensava che tarpassero la creatività dei bambini. Oggi gli ex bambini rivendicano il piacere di non superare i confini imposti da chi ha ideato il disegno. E qualcuno, come lo scrittore Matt Cain, parla di una pratica simile alla meditazione. 

Paragone interessante, e forse non lontano dal vero. Solo un dubbio resta: se davvero gli album da colorare sono destinati a diventare un genere consolidato, se davvero non si tratta solo di un effimero trionfo della nostalgia, ci troveremo sempre più spesso di fronte a libri "muti", privi di parole, che aspettano di essere completati, o scritti, dai loro "lettori"?
@mtcarbone

lunedì 16 marzo 2015

Stella brillante / Bright Star, John Keats

Stella brillante, potessi come te essere fermo,
non sospeso lassù, in solitario splendore nella notte,
a osservare – le palpebre spalancate nell'eterno,
simile alla Natura, eremita paziente e senza sonno –
le acque in movimento nel loro impegno sacro
di abluzione pura intorno alle rive umane della terra
o a scrutare la soffice maschera nuova
della neve su montagne e brughiere.
No, eppure fisso fermo immutabile,
per guanciale il seno in fiore del mio amore caro,
a sentirlo per sempre soffice calare e poi gonfiarsi,
sveglio per sempre in una dolcezza inquieta,
fisso, fisso ad ascoltare il suo tenero respiro,
e vivere così sempre, oppure venir meno nella morte.

Bright star, would I were steadfast as thou art —
Not in lone splendour hung aloft the night
And watching, with eternal lids apart,
Like Nature's patient, sleepless Eremite,
The moving waters at their priestlike task
Of pure ablution round earth's human shores,
Or gazing on the new soft-fallen mask
Of snow upon the mountains and the moors —
No — yet still steadfast, still unchangeable,
Pillow'd upon my fair love's ripening breast,
To feel for ever its soft fall and swell,
Awake for ever in a sweet unrest,
Still, still to hear her tender-taken breath,
And so live ever — or else swoon to death.

traduzione di Maria Teresa Carbone

domenica 1 marzo 2015

op. cit. 1

L'opera si mostra ma non si dimostra.
Giulio Paolini
(exergo alla terza parte di Vita privata di una cultura di Carla Vasio, nottetempo)

domenica 25 dicembre 2011

Tre poesie canine, 2003-2004

1
acciambellata sul divano-cuccia
la cagna sogna si scuote sogna
di cacce finalmente fortunate
ai gatti del giardino
di corse in villa con gli amici cani
di penitenze accolte con sospiri
accanto a lei calda
sulla cuccia-divano mi addormento
e sogno di pesanti valigie
di case labirintiche
di viaggi in treno insieme a sconosciuti

che sorpresa sarebbe sognarmi un giorno
in corsa dietro ai gatti del giardino

2
quanto gli piace al mio cane mangiare
non puoi lasciare cibi a raffreddare
che lei li ingolla veloce e trovi solo il piatto lucidato
se fosse grassa sarebbe soddisfatta
non penserebbe: non piaccio agli altri cani
del suo istinto di ladra si vergogna
solo perché ha paura dei nostri scappellotti
 e solo a cose fatte, comunque

3
è tempo di guerra e penso al mio cane
è nero e peloso e morbido
e io penso: se avessi molta fame
vorrei mangiarlo?
penso anche altre cose: se virginia
          avesse avuto figli
si sarebbe uccisa con la testa nel forno?
penso anche: era mia madre che voleva
          uccidersi per amore
e aveva scoperto che non ne valeva la pena?
vale la pena vivere mangiando il proprio cane?

giovedì 16 settembre 2010

Quello che possiamo fare


Per esempio, far sì che intelligenza e destino si abbraccino,

e non si separino.

O accorgersi del fatto che respiriamo e adoperarlo,

perché può far capaci di agire come principianti.

E così smetterla di rimestare nel torbido

di idee troppo inutilmente complicate.

Nei rapporti con gli altri o se si hanno responsabilità

aspettarsi il meno possibile.

E nell’alternarsi di fortuna e sfortuna,

allenarsi a guardarle passare tutte e due.

E così, nel cercare di orientarsi fra le cose del mondo,

usare la quiete come senso d’orientamento.

Se ti riesce di combinare qualcosa coltivalo,

senza credere però di farlo tuo.

E appena ti fabbrichi un pensiero,

non credere mai troppo a quello che ti passa per la testa.

È questo il metodo migliore di adoperare la vita.


Capitolo decimo del Dao De Jing, traduzione di Paolo Morelli

lunedì 7 giugno 2010

Le voci di fuori: Caravaggio e Ramazzotti

All'uscita della mostra alle Scuderie del Quirinale, mio fratello ha detto che troppi Caravaggio in una volta fanno l'effetto di un Ramazzotti bevuto la mattina presto.

Le voci di fuori: Editing e curettage

Una amica scrittrice dice che quando i suoi libri sono nella fase dell'editing, per lei è come una seduta di igiene dentale: molto utile, piuttosto sgradevole.

lunedì 24 maggio 2010

Le voci di fuori: Un tassista a Torino

Un tassista a Torino mi ha detto: "Fra trenta o quarant'anni penseranno che siamo matti, spostare una tonnellata per trasportare cinquanta o sessanta chili".