venerdì 18 luglio 2008

Autografi

Antefatto: in giro per gli Stati Uniti a presentare il suo ultimo romanzo, The Enchantress of Florence, Salman Rushdie si è vantato di avere autografato – per la gioia dei clienti di una libreria di Nashville – mille copie del volume in meno di un’ora. L’impresa però gli è stata contestata sul «Guardian» da Malcolm Gluck, celebre e umorale critico enologico del quotidiano inglese, invelenito detentore del record precedente (1001 copie del suo Superplonk firmate in 59 minuti). La notizia non sarebbe degna di nota se Rushdie, appena sceso dalla scaletta dell’aereo che lo ha riportato dall’America, non avesse preso carta e penna per ribattere: «Voglio essere chiaro: non ho siglato i libri, ma ho firmato per esteso. A Nashville e in molte altre librerie ho avuto il sostegno dello staff della catena di distribuzione Ingram che potrà confermare come io sia uno dei "firmatori" attualmente più veloci insieme all’ex presidente Jimmy Carter e alla romanziera Amy Tan... E per essere precisi, io ho firmato mille copie in 57 minuti, il che vuol dire che il record di Gluck è bruciato». Delizioso il titolo che il «Guardian» ha dato alla lettera del pluripremiato autore dei Figli della mezzanotte: «Il mio tasso di autografi è più grosso del tuo».
Certo, conta il fattore estate (le pagine vuote da riempire giorno dopo giorno, mentre fuori fa caldo e non ci sono libri nuovi di cui parlare), ma forse Guy Adams sull’«Independent» non ha torto quando scrive che quello di Scott Sigler potrebbe essere il primo caso di una nuova specie di scrittori destinata a cambiare il nostro modo di leggere. (Anche se, a pensarci bene, i termini «scrittori» e «leggere» forse non sono quelli giusti). Sta di fatto che Sigler – «autore di bestseller horror e magnaccia mancato», come si definisce nel suo sito – ha avuto un’idea furba per far conoscere in giro i suoi romanzi. Anziché bussare alle porte degli editori o pubblicare i libri su Internet, il trentottenne scrittore di San Francisco ha realizzato una versione audio della sua prima fatica, Earthcore (niente di sofisticato, lui stesso ha letto il testo, «facendo voci speciali per ogni personaggio») e l’ha messa online, da scaricare gratuitamente capitolo per capitolo. L’esperimento gli ha valso diecimila «lettori-ascoltatori» che sono diventati trentamila con il sequel Ancestor. E con il terzo, Rookie, scrive enfaticamente Adams, «Sigler ha cementato il suo status di Dickens dell’era digitale». Forse Dickens si rivolta nella tomba, ma il giovanotto è sicuramente dotato, se non altro come imprenditore di se stesso. Quando l’anno scorso una minuscola casa editrice ha finalmente pubblicato su carta Ancestor, Sigler ha chiamato a raccolta i suoi fan perché comprassero una copia del libro la mattina stessa dell’uscita. In questo modo, con sole duemila copie vendute, il libro è balzato al settimo posto della classifica di Amazon. Il che, per inciso, la dice lunga sull’attendibilità delle classifiche.

(dal manifesto, 19 luglio 2008)

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