Una notizia dell’agenzia France Presse, rilanciata dal quotidiano libanese «Daily Star», scopre l’acqua calda: «La crisi finanziaria mondiale potrebbe avere effetti devastanti sulla promozione delle arti», è il titolo del dispaccio. Ma nonostante l’uso elegante del condizionale, gli esempi ci sono già, e niente affatto eleganti: dalla stilista Allegra Hicks, costretta ad annullare all’ultimo momento la propria partecipazione alla London Fashion Week perché il suo sponsor si è dileguato, all’orchestra sinfonica di stato della Corea del Nord, che ha dovuto rinviare la sua molto attesa tournée nel Regno Unito dopo che una banca ha ritirato il proprio finanziamento. Segue una lista di dichiarazioni preoccupate: fra gli altri, Matthew Gale, curatore della retrospettiva di Francis Bacon, in corso alla Tate Britain di Londra, che sottolinea come «senza il cruciale sostegno degli sponsor, sarà impossibile realizzare grandi esposizioni». Si dichiara invece ottimista Colin Tweedy, capo di Arts & Business, associazione britannica che promuove le sponsorizzazioni culturali, «perché la ricchezza globale è enorme: le economie della Cina, dell’India e dei paesi del Golfo vanno fortissimo e non hanno risentito della stretta creditizia». Alle imprese culturali che si impegneranno in questi nuovi mercati Tweedy promette quindi «notevoli vantaggi». E cita il caso (molto discusso) della «esportazione» del Louvre ad Abu Dhabi.
E poi, naturalmente, ci sono i «nuovi russi». Come Roman Abramovic, finanziatore del restauro di uno splendido edificio moscovita degli anni ’20, il deposito per autobus Bakhmetevskij disegnato da Konstantin Melnikov, che da qualche giorno ospita una gigantesca galleria d’arte, Garage, destinata a diventare – nelle intenzioni della sua direttrice, Daria Zhukova, fidanzata di Abramovic – un centro pulsante di arte contemporanea. (Malignamente l’«Independent» ricorda che in un’intervista Zhukova, interpellata sui suoi artisti preferiti, non è stata in grado di citarne neanche uno, balbettando di «non essere molto brava con i nomi»). O come Aleksandr Mamut, oltre un miliardo di dollari all’attivo secondo «Forbes», che finanzierà una rivista letteraria, «Chto citat’» («Che leggere»), diretta dallo scrittore Dmitrij Bykov. Non è probabilmente secondario il fatto che il mecenate possieda una importante casa editrice con sedi a Mosca e a Pietroburgo: «Per un magnate dell’editoria possedere un periodico che consiglia i libri da comprare è una mossa astuta» commenta asciutto Viktor Sonkin sul «Moscow Times».
In questo vorticare di denari, è invece gratuito (almeno finora) l’accesso a busuu.com, comunità internet i cui utenti provano a insegnarsi a vicenda le varie lingue e che adesso ha lanciato una campagna, con tanto di video esplicativi su YouTube, per il salvataggio del silbo gomero, linguaggio fischiato in uso – anzi, in disuso – in un’isola delle Canarie.
(dal "manifesto", 27 settembre 2008)
sabato 27 settembre 2008
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