mercoledì 3 settembre 2008

Ritorno dalle vacanze

Domenica mattina sono andata a vedere la mostra di Gregor Schneider al Macro in via Reggio Emilia. Era l'ultimo giorno della mostra, l'ultimo giorno delle mie vacanze di quest'anno, l'ultimo giorno di agosto. In giro poca gente. Al museo i visitatori c'erano, e si muovevano come fantasmi cauti e beneducati negli spazi bui del secondo piano su cui si aprivano le porte dei diversi ambienti ricostruiti da Schneider: una cella di detenzione, una camera da letto, un bagno con il tappetino peloso chiaro e sporchiccio. Rispetto alla Biennale del 2001, l'idea nuova era che questa volta la casa, o meglio i frammenti di casa, erano riprodotti due volte in modo identico e speculare. Avevi appena finito di visitare un'ala e dall'altra parte la ritrovavi uguale. Così la seconda volta che ti trovavi nel bagno con il tappetino sporchiccio, la sensazione di squallore e di claustrofobia era ancora più forte. Ma la desolazione si sentiva anche fuori dalla mostra, negli altri spazi del museo. Schneider non c'entra, hanno spiegato garbati i custodi: il problema, hanno detto, è che da domani, da lunedì primo settembre, non si sa cosa succederà del Macro. L'unica cosa certa è che l'altra sede del museo, al Mattatoio, verrà dismessa, ma anche qui non si prevedono nuove mostre. Nessun giornale ne ha parlato finora, sembra che a nessuno sia neanche venuto in mente di protestare. E se qualcuno lo avesse fatto, chi se ne sarebbe accorto in agosto?
La cosa che mi ha colpito è che quella stessa mattina, in via Lorenzo Valla, vicino a dove abito, ho visto che il grande cedro del Libano, l'unico albero superstite agli scavi per il nuovo parcheggio sotterraneo, quello per cui il quartiere si era mobilitato in aprile dopo l'abbattimento dei cipressi, non c'era più, e non c'era più neanche lo spiazzo su cui si trovava, scavato in profondità dalle ruspe solerti. In agosto le ruspe solerti hanno lavorato parecchio.

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