martedì 21 ottobre 2008

L'altra Buchmesse

Qual è il titolo su cui l'editoria del Kazakhstan punta in questa Buchmesse 2008? La corpulenta signora, intenta ad allineare con cura sugli scaffali del minuscolo stand kazako alcuni volumi andati misteriosamente fuori posto, assume un'aria sorpresa, addirittura indignata, come di fronte a una domanda sconveniente: il Kazakhstan non ha nessun titolo su cui puntare e anzi, a pensarci bene, non si è mai presentato nessun agente o editore straniero per accaparrarsi i diritti di uno dei libri esposti. Anche se forse - il tono è quasi di cospirazione - «qualcosa di buono nel campo dell'editoria per l'infanzia lo avremmo».
Se sulla base degli stand della Buchmesse si dovesse disegnare uno di quei planisferi tematici che vanno di moda, nei quali i paesi occupano uno spazio proporzionale alla produzione o al consumo di un determinato bene, il mondo avrebbe due superpotenze, gli Stati Uniti e la Germania (padrona di casa, ma anche sede di un'editoria ancora sana, almeno all'apparenza), affiancate da una Gran Bretagna tornata ai fasti dell'impero, da un muscoloso conglomerato ispanico in fase di continua espansione, da una Francia - e in misura minore da una Italia - che non rinunciano a occupare il loro posto al sole. Tutto intorno, sterminati oceani chiazzati da isole minuscole.
Prendiamo la Russia, che è il paese più grande del mondo e, crisi permettendo, ben determinata a non farsi relegare in un posto di secondo rango. Qui a Francoforte, però, l'area delle case editrici russe è a dir poco misera. Gli stand sono piccoli, allestiti in modo sciatto e banale, le persone che se ne occupano sembrano capitate per caso, i libri infine paiono gli stessi che si potevano vedere cinque o dieci anni fa, come se a Mosca o a Pietroburgo nel frattempo non si fosse pubblicato niente. Nel minuscolo spazio dell'editore Tekst, vent'anni di attività e un catalogo fitto di classici del '900, una coppia ingrigita, lei con un cappello color tortora a tesa larga simile a quello che avrebbe potuto portare Greta Garbo in Ninotchka, mormora sprezzante: «Di giovani autori interessanti in Russia non ce ne sono». L'unico brivido viene dalla presenza di Mikhail Gorbaciov che nello stand della casa editrice Ves' mir, giusto a fianco, è venuto a presentare i primi cinque volumi della sua opera omnia. Un dépliant spiega come l'ambizioso progetto sia diviso in due parti, la prima dedicata agli anni fra il '61 e il '91, ventidue volumi in tutto, in uscita entro il 2009, e la seconda, di ampiezza ancora imprecisata, dal '92 a oggi, che sarà pubblicata a partire dal 2010. Per qualche istante la «zona russa» della Buchmesse si anima, bodyguards mastodontici, flash di fotografi, una signora sulla sessantina che si lamenta a voce alta perché ha conosciuto Mikhail Sergeevic nel 1973 e adesso non la lasciano passare. E in mezzo a tutto questo, un Gorbaciov sorridente ma appannato, che dimostra ben più dei suoi settantotto anni. Dieci minuti dopo questa area, ficcata in fondo al padiglione 5, praticamente sottoterra, senza nessun viavai di visitatori, è ricaduta nel suo torpore abituale, accentuato dalla voce melensa di un cantante chiamato ad accompagnare una festa in corso nel contiguo stand della Croazia.
Si festeggia molto, in ogni angolo della Buchmesse, ma forse anche più spesso in queste plaghe appartate, quasi a compensare un minore passaggio di presenze esterne. (Gli altri, gli editori tedeschi o americani o francesi preferiranno brindare la sera, a fine orario, nelle decine di party che fioriscono negli alberghi e nei locali di Francoforte). Insiste per esempio perché i visitatori assaggino almeno un pezzettino del dolce tipico della festa del Tet (pasta morbida, intorno a un ripieno croccante) il signor Pham Tran Long, in rappresentanza dell'editoria vietnamita. Sorridente e orgoglioso, spiega in un inglese piuttosto rudimentale che finora in Vietnam le case editrici sono di proprietà dello stato, ma che forse l'anno prossimo non sarà più così.
Vino e torta (lontana cugina del ciambellone) anche nello spazio collettivo della Slovenia. Che, insieme a quello della Serbia, è uno dei punti più animati nella zona destinata ai paesi dell'est europeo vicino e lontano, e non solo per i bicchieri colmi, ma perché la proposta dei titoli da esportare si basa su una strategia accorta. Non solo sul banco che fronteggia lo stand sono impilati, a disposizione dei visitatori, diversi fascicoli che propongono - in buona traduzione inglese e con una veste grafica curata - racconti, poesie e brani degli autori sloveni suddivisi per fasce d'età, compresi i «giovani» nati dopo il '69. Ma la solerte signora dietro il banco annota anche su un'agenda gli indirizzi di tutti quelli che appaiono interessati, promettendo l'invio di vere e proprie antologie pubblicate appunto per «vendere» al meglio la letteratura slovena. Si capirà tra qualche anno se questi sforzi verranno ricompensati.
Dove però gli investimenti sono più sostanziosi, e a prima vista incuranti del credit crunch, è nello stand della Book Fair di Abu Dhabi. Anche qui è in corso una festa - e che festa! - per celebrare la crescita esponenziale della fiera, la cui diciannovesima edizione, realizzata in collaborazione con la Buchmesse, si terrà nel marzo 2009. Il dottor Wisam Al-Hariri - che il biglietto da visita definisce operations manager - è raggiante: «Presto ci si renderà conto che grazie alla nostra Book Fair e agli accordi con i grandi musei come il Louvre e il Guggenheim, Abu Dhabi è diventato uno dei nuovi poli della cultura mondiale».
Ma le glorie, anche quelle culturali, vanno e vengono. Viene un po' di malinconia a visitare l'elegante stand della casa editrice Kastanioti di Atene, una sorta di Adelphi greca, e a chiacchierare con Anteos Chrysostomidis che in un italiano impeccabile (è, fra l'altro, il traduttore di Antonio Tabucchi) commenta i dati disastrosi sulla lettura nel suo paese, così simili a quelli italiani. Ha calcolato, Chrysostomidis, che il mercato editoriale greco si basa in tutto e per tutto su seimila lettori «fortissimi». Sembra impossibile, ma i conti tornano: considerando che la Grecia ha undici milioni di abitanti, circa un quinto della popolazione italiana, gli irriducibili ellenici amanti della lettura corrispondono ai trentamila lettori che reggono le sorti della nostra editoria.

(dal "manifesto", 19 ottobre 2008)

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