Insomma, è chiaro che fra libri e funicolari passa una differenza enorme, quello che volevo dire è che le cose cambiano, si evolvono, muoiono. (Tout passe, tout casse, tout lasse, diceva sempre mio padre quando ero piccola, e mi faceva soffrire tremendamente, perché mi sentivo anch'io un potenziale rifiuto).
Oh, che banalità! Eppure, sotto la lente di questa banalità, quasi tutti i discorsi sul futuro del libro appaiono un po' insensati. Di ritorno da Francoforte, mi aveva colpito una frase del "diario online dalla Buchmesse" di Luciano Minerva, il giornalista culturale di Rainews24, che riferiva di avere intervistato su questo tema il direttore della Fiera il direttore della Fiera, Juergen Boos, e Inge Feltrinelli: uno gli aveva detto che "ormai ci siamo, il passaggio al libro elettronico è avvenuto", l'altra che "il libro di carta non passerà mai". (Cito a memoria, perché il sito Rai, da sempre avverso alle "stranezze", non rende più accessibile il diario. In compenso, è possibile vedere in video queste e altre interviste alla pagina Buchmesse: Diritti commerciali e diritti umani nella bella rubrica Incontri. Videoteca di autori contemporanei).
Detto in altri termini. Ci sono oggetti di lunga durata: a me viene in mente il pettine, che in migliaia di anni non ha praticamente cambiato forma, e difficilmente la cambierà, fin tanto che la specie umana avrà in testa i capelli. E ci sono oggetti, come le videocassette, che non passano una generazione. Il libro (parlo del libro di carta, naturalmente) sta in mezzo, e va verso la fine. Tout passe, tout casse, tout lasse.
sabato 8 novembre 2008
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