martedì 25 novembre 2008

Un burka nascosto dentro il rubinetto

Conosciuto da noi soprattutto per un romanzo, La grammatica è una canzone dolce (pubblicato in Italia nel 2002 da Salani come libro per ragazzi), il francese Erik Orsenna è quello che si dice uno scrittore poliedrico, in continuo movimento tra narrativa, saggistica e reportage. Anche se, come spiega nel suo bel sito, alla scrittura dedica solo due ore al giorno per avere il tempo di fare altri mestieri, che lo tengano «informato sull'universo». E da queste informazioni Orsenna ha tratto i materiali per il suo ultimo libro, L'avenir de l'eau (Fayard) sul problema, sempre più inquietante, dell'accesso all'acqua. Un problema - osserva sul «Nouvel Observateur» - in cui «nulla è semplice: si crede per esempio che quando si installano le condutture idriche, le donne del terzo mondo siano liberate da una corvée che divora il loro tempo (fino a quattro ore al giorno!) e che possano così, come succede in Africa, frequentare la scuola. Ma in Afghanistan i talebani hanno accelerato i lavori per le condutture, in modo da impedire alle donne di ritrovarsi intorno al pozzo comune. Così, il rubinetto di casa si trasforma in un secondo burka!».

Sembrerà strano, ma una recensione troppo entusiasta rischia di fare più danni di una stroncatura. Anche se, osserva Joe Queenan sul «New York Times», non sono molti gli scrittori disposti ad ammettere che le lodi ricevute andavano oltre i loro meriti. Lo fa Dave Barry, definito una volta - proprio sul «New York Times» - come «l'uomo più divertente d'America». Autore di libri effettivamente molto spiritosi (come Big Trouble, uscito in Italia da Instar), Barry ha confessato a Queenan il suo imbarazzo di fronte a questa iperbole: «È un'affermazione ridicola, non sono neanche l'uomo più divertente del mio quartiere. Ed è ancora più ridicola quando negli incontri vengo presentato pomposamente con quella etichetta, come se l'intera redazione del "Times" avesse espresso il suo giudizio dopo avere passato in rassegna tutti gli americani». Non si sa invece cosa ha pensato Alice Munro, i cui racconti sono stati paragonati in un articolo a «un grande piatto di caviale Beluga, da servire con un cucchiaio di madreperla».

Sul «Guardian», in occasione di un festival londinese dedicato a T. S. Eliot, Jeanette Winterson ricorda il suo incontro con l'opera del grande autore, e soprattutto con la potenza della poesia. La madre adottiva, una rigida pentecostale, ammetteva in casa solo la Bibbia e libri gialli. Un giorno mandò la figlia a prendere in biblioteca «Assassinio nella cattedrale». «Pensava che fosse una saga di monaci omicidi. In biblioteca lo aprii, mi sembrava corto per essere un giallo. Non avevo mai sentito parlare di Eliot, ma lessi un verso, parlava di una "fulminea gioia dolorosa", e cominciai a piangere. Gli altri mi guardarono con uno sguardo di rimprovero, e il bibliotecario mi sgridò, così uscii con il libro, e lo lessi da cima a fondo seduta sui gradini nel vento freddo del nord».

(dal "manifesto", 22 novembre 2008)

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